In questi anni la Lega ci ha insegnato (si fa per dire) a semplificare le cose. Per farsi capire dalla gente, bisogna stare su pochi semplici concetti, quelli che tagliano la realtà e i problemi con l’accetta. E così, martellati da ondate ripetitive di manifesti continuiamo a leggere e sentire gli stessi slogan che parlano alla pancia. Abbiamo imparato che “Roma è ladrona”, e che dobbiamo essere “Padroni a casa nostra”, ci hanno fatto vedere le uova del Nord “Gallina dalle uova d’oro” che cadono direttamente nelle mani di una soddisfatta matrona romana in tunica d’ordinanza. Siamo stati turbati dal “Lumbard Tas!”
con profilo di testa nera imbavagliata e, negli anni recenti, ci tormenta quella specie di Toro seduto bardato in alta uniforme che ci ammonisce: “Loro hanno subito l’immigrazione, ora sono nelle riserve”. Il campionario poi è declinato in ogni provincia o comune secondo sani principi federali che possono portare ad esiti esilaranti. Abbiamo visto il manifesto “Sì alla polenta, no al cous-cous!” e immagino che in quel comune gli scolaretti padani non portino a scuola merendine del mulino bianco ma sane fette di polenta del giorno prima unte di lardo e abbrustolite di mattina presto al fuoco di caminetti scoppiettanti.
La forza di questi slogan è che nella loro immutabilità ripetitiva hanno contribuito a formare nei decenni un’immagine di partito semplice e chiaro, solido e immutabile che non si perde in fumose elucubrazioni e buonismi e che sa come risolvere i problemi della gente comune. Peccato che il tempo passi per tutti e che le cose che potevano caratterizzare vent’anni fa un piccolo movimento localistico di rottura, oggi non abbiano più alcuna congruenza con la realtà di un partito diventato da molti anni componente essenziale del governo nazionale che sempre più si sta rivelando un governo del malaffare e delle cricche, governo guidato da quel Berlusconi che fu a sua volta bersagliato agli inizi dai manifesti della Lega. Poi (si sa, il potere dei soldi) tutto è cambiato, anche i leghisti. Gli elettori fanno fatica ad accorgersene ma è così! Innanzitutto, quanti di loro sono in questi anni approdati nei luoghi di potere: governo, sottogoverno, commissioni, regioni, provincie, comuni, enti pubblici, consigli di amministrazione di nomina pubblica. Adesso vogliono anche le grandi banche. Questi che una volta andavano a Roma come chierici puri e incontaminati, si sono man mano bene accomodati e sistemati e sono andati sistemando via via anche figli, mogli, parenti vari. Diciamo che in attesa del federalismo e per riuscire ad ottenerlo, si sono adattati a…malincuore, ad approfittare di un po’ di vantaggi e benefici della Roma ladrona... Cosa volete, debolezze umane. E invece no! Bisogna dire che questi moralizzatori finti e un po’ da strapazzo a Roma e in questo governo di cricche affaristiche e di ladroni stanno dalla parte dei ladroni, come ha detto Bersani, e li tengono in piedi! Cari leghisti la verità è semplice, come direbbero i vostri manifesti: da anni state banchettando ai banchetti romani (e non solo) e da anni andate a braccetto con i ladroni di Roma. Voi che siete bravi a farvi capire, fate un bel manifesto chiaro e ditelo, almeno ai vostri elettori.






