Dimmi chi è il Cavaliere e ti dirò come corre il cavallo. Questa massima da ippodromo può essere riproposta se si vuole analizzare il rapporto che lega lo Stato, inteso come i politici di turno, e la pubblica amministrazione riconducibile ai lavoratori.
Penso si possa dire in tutta onestà che la politica abbia commesso, nella gestione della macchina pubblica, ogni sorta di nefandezza per incapacità, superficialità o in molti casi per tornaconto personale. Assunzioni clientelari, posti dirigenziali assegnati per appartenza politica, leggi contraddittorie, investimenti ridicoli, formazione e riqualificazione inesistente: insomma tutto quanto è possibile immaginare per mandare un'azienda alla malora. Per invertire la rotta, per vincere la partita, ci vorrebbe la bacchetta magica, ma in mancanza, ci si accontenta anche di meno. Purtroppo la realtà si chiama Renato Brunetta, un uomo con poche idee ma una smisurata autostima. L'approccio al problema per una riqualificazione della pubblica amministrazione poteva essere di due specie. La prima, seria, faticosa, all'ombra dei riflettori ma capace di ridare efficienza e dignità ai lavoratori del pubblico impiego. Una grande azienda moderna, meritocratica svincolata dalla politica nei suo meccanismi gestionali. La seconda, simile a un grande reality con l'eroe che, alla luce delle telecamere, insegue e annienta il dipendente fannullone. Dietro i riflettori tutto rimane desolatamente immutato con i politici che, come prima e più di prima, continuano nei loro porci comodi, predicando bene e razzolando male. E' sotto gli occhi di tutti che questo governo di attori e veline, più o meno mancati, ha scelto di gran carriera la seconda opzione. Scimmiottando a fare il capo, il nostro Renato Brunetta ha sfilato sulla passerella della politica identificando le sue iniziative nel pubblico impiego come una "rivoluzione copernicana". Sarebbe facile ironizzare sul fatto che questo governo è lo stesso, fatta salva una piccola parentesi Prodiana, degli ultimi otto anni. Si potrebbe, e sottolineo si potrebbe, accettare a malincuore le disposizioni, il più delle volte persecutorie e antisindacali, che a colpi di decreti il "decisionista chiacchierone" vuole introdurre, se queste servissero a migliorare i pubblici servizi. Invece è veroesattamente il contrario. Dall'inizio della "rivoluzione" non è cambiato una virgola sia per i cittadini che per le imprese. I servizi pubblici funzionano come prima: bene dove già funzionavano bene e male dove già non funzionavano. Siamo alle solite manfrine, fumo e fuochi d'artificio per non cambiare nulla. Questo governo è sempre più a immagine e somiglianza di chi lo presiede: viso incipriato e sotto l'antico.






